Il paese

PROFILO STORICO GEOGRAFICO

Caglio, tra i luoghi pittoreschi della Vallassina, è considerato uno tra i più interessanti e suggestivi paesi del Triangolo Lariano per la sua amena posizione e per i suoi angoli caratteristici.

Situato in posizione elevata all’ombra del monte Palanzone, il luogo è sempre stato una meta di villeggiatura piuttosto rinomata, basandosi l’economia locale in gran parte sul turismo.

Il paese, dalla fine dell’Ottocento ai primi del Novecento e, in modo più massiccio, dopo gli anni cinquanta, è stato preso d’assalto nei mesi estivi da molte famiglie brianzole e milanesi sia per la salubrità dell’aria sia per le caratteristiche paesaggistiche che lo hanno reso un luogo privilegiato, piacevole e tranquillo.

La storia di Caglio non si differenzia molto da quella degli altri paesi del Triangolo Lariano. La sua origine si perde nella notte dei tempi: forse il nome Caglius deriva da un antico nome gentilizio romano “Callius” oppure, come dice Boselli, potrebbe derivare dalla voce caio (recinto-chiusura). E’ stata anche suggerita la possibile derivazione da caglio per il latte o anche dalla presenza di un’erba locale: il fiore giallo galium verum.

Il paese seguì in tutto e per tutto le vicende della Pieve di Asso, di cui fece parte sino al 1407, quindi anche durante il periodo in cui la Pieve venne infeudata ai Vescovi di Milano. Passato sotto i Visconti, come del resto tutta la zona circostante, il paese divenne poi, nel 1409, parte del feudo del Duca Facino Cane. Verso la metà del XIV secolo il Duca Filippo Maria Visconti diede al Capitano Dal Verme la signoria del territorio Vallassinese, incluso Caglio.

La storia del paese continua con la dominazione delle varie signorie, prima i Fregoso, nel 1500 e, successivamente, dal 1533 sino al 7 agosto 1788, agli Sfondrati. Da quella data il paese non appartenne a nessuna famiglia e, dal 1928 al 1947, venne inserito nel Comune di Santa Valeria che comprendeva l’insieme di Caglio, Rezzago e Sormano, per poi divenire completamente autonomo.

Un ospite illustre di Caglio, attratto dai panorami dei “Monti di Sera” e dalle bellezze naturalistiche del posto, fu l’illustre pittore divisionista Giovanni Segantini. Egli dimorò nel paese tra il 1885 e 1886. Durante questo periodo dipinse una delle sue opere più famose “Alla stanga”. Il pittore riuscì a concentrare nel dipinto l’atmosfera della piana di Santa Valeria, una zona particolarmente suggestiva di Caglio, dove vi erano alcuni steccati presso i quali venivano regolarmente legate alla stanga sul far della sera le vacche brune del paese.  

 

PROFILO ARTISTICO CULTURALE DEL BORGO

Uno dei più antichi mestieri presenti in Vallassina è certamente quello degli scalpellini o spaccapietre. Oggi quest’attività è ormai praticamente scomparsa, ma in passato era particolarmente conosciuta come testimoniano le numerose opere diffuse in Italia e in Europa dai maestri scultori, artigiani della pietra provenienti dal territorio comasco. Sotto i colpi dello scalpello la dura, grezza pietra, diventava docile e malleabile prendendo via via forme diverse: colonne, gradini, soglie e stipiti e quant’altro l’abilità dello scalpellino sapesse creare. Il mestiere si imparava direttamente sul campo, tramandato da generazione in generazione, e la quasi totalità del lavoro veniva eseguito manualmente. L’abilità dello scalpellino consisteva nel conoscere la vena del sasso, aprire una grossa pietra e, successivamente sbozzarla e lavorarla con bocciarde, martelli e la forza e la creatività delle proprie mani. Anche Caglio risulta tra le località particolarmente ricche di maestranze specializzate nella costruzione di case e nella lavorazione della pietra.  

Oggi le case si sostengono e s’intrecciano in un unico aggregato urbano dove prevalgono le tipiche corti rurali con la porta che si apre sull’aia, sulla quale si affacciano le stalle, i fienili ed i locali d’abitazione. Osservando la fattura di questi complessi abitativi si possono riconoscere anche diversi manufatti in pietra o legno che appartengono alla civiltà contadina ed al mondo rurale.

Per meglio comprendere queste dimore bisogna fare un passo indietro, quando l’attività agricola era la fondamentale occupazione degli abitanti del posto. La vita che si svolgeva nel paese era semplice ed il ritmo di vita seguiva lo scorrere delle stagioni ed era giornalmente regolato dal suono delle campane e dal sorgere e tramontare del sole.

Girando tra le vie di Caglio è facile scorgere le testimonianze visive di questi maestri scalpellini: portoni, pietre squadrate e selciati, fanno bella mostra in numerosi angoli del paese. Tra le curiosità legate alla lavorazione della pietra è singolare la presenza di alcuni “giochi del mulinello”. Il filetto o mulinello era un passatempo notissimo e molto diffuso nell’antichità. Di solito lo si trova rappresentato sul retro delle damiere: tre quadrati concentrici, tagliati al centro dalle comuni linee mediane. Questo gioco era conosciuto con il nome di filetto, mulino o anche tria; un gioco per due persone noto sin dai tempi più antichi. Scopo del gioco era collocare tre pedine su intersezioni contigue, lungo una linea orizzontale o verticale, formando così un “filetto” collegato, di tre pedine.

Particolarmente suggestivo è l’antico borgo medioevale con le sue strade strette, i suoi edifici a pietra a vista dove l’occhio attento del visitatore potrà scorgere sia gli antichi fregi nella zona del convento sia gli stupendi portali in serizzo lungo le vie del borgo. Ma sarà osservando i profondi passaggi a volta e l’ardita costruzione della casa torre che resterà benevolmente impressionato dalle capacità edificatorie di questi maestri costruttori che per generazioni hanno diffuso la loro arte anche in Svizzera ed in Valtellina.

 

TESTIMONIANZE STORICO ARTISTICHE DI CAGLIO

La storia di ogni paese si rende visibile anche attraverso le sue testimonianze artistiche, ed anche Caglio, ricco di storia e tradizioni ne custodisce nel suo territorio diverse, particolarmente importanti ed interessanti. Partendo dalla più antica cercheremo di seguire un itinerario storico lungo il cammino dei secoli fino ai nostri giorni.

Del periodo medievale due sono le testimonianze più caratteristiche.

Primo fra tutti l’antico borgo medievale con i suoi edifici in pietra, gli archi ed i cortili; poi, un po’ defilata rispetto al nucleo abitato e all’interno del parco della Villa Giuliani, l’antica chiesa romanica di Santa Valeria, un piccolo gioiello di architettura che conserva al suo interno preziosi affreschi del 1300 con l’immagine della Madonna del Latte e di Santa Valeria che reca tra le braccia i due figlioletti Gervasio e Protasio.  

Seguendo il cammino del tempo giungeremo ad ammirare il famoso santuario della Madonna di Campoè, espressione di arte e di fede. Deve la sua valorizzazione ad un miracolo avvenuto nel 1626 e da allora è sempre stato impreziosito ed abbellito grazie alla devozione popolare. Conserva al suo interno una bella raffigurazione della Madonna del Latte tra due angeli musicanti e reca la data del 1508.

I secoli successivi videro l’edificio abbellito di pregevoli stucchi con ulteriori interventi architettonici ed artistici.

Oggi l’edificio si presenta nella sua purezza d’origine, col recupero di quegli elementi pittorici e decorativi che hanno contraddistinto la sua trasformazione nel corso dei secoli.

Anche la chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, ha antiche origini. Venne modificata tra il 1615 e il 1660. Custodisce al suo interno un caratteristico altare a tempietto ed una preziosa balaustra in marmo appartenenti al periodo barocco. Caratteristica è anche l’alta facciata della chiesa con il massiccio portale in serizzo caratterizzato da un importante cornice mistilinea che reca iscritta la data dell’esecuzione, il 1728.  

Tra le testimonianze religiose una nota di riguardo merita la Cappella della Beata Vergine del Carmine, detta anche dei Morti di Pianura. Questo lazzaretto, che servì come rifugio durante le epidemie della peste, assomiglia nella sua forma ridotta, al più famoso Lazzaretto di Milano.

L’Ottocento vide la presenza a Caglio del Pittore Giovanni Segantini. Per ricordare questo importante personaggio è stato realizzato un Museo a cielo aperto. Lungo le strade del paese sono stati posizionati dei pannelli con riprodotte le opere più importanti di Segantini realizzate dalla Brianza alla Svizzera. Percorrendo questo itinerario il turista potrà osservare angoli suggestivi di Caglio e scoprire dove il nostro artista fu ospitato durante il suo soggiorno ed il luogo particolare in cui realizzò il famoso dipinto “Alla Stanga”.

Un’attenzione speciale meritano alcune abitazioni di Caglio realizzate all’inizio del ‘900 e che ancora oggi portano impressa la nobiltà del progetto, molto spesso eseguito da famosi architetti.